Il Covid: fare il punto nel caos: quasi impossibile
infettivologia
03-07-2020 16:58 · Letture: 26069
La Sindrome di Ponzio Pilato
Questa situazione sta provocando purtroppo la diffusione tra i medici e gli altri operatori sanitari, della Sindrome di Ponzio Pilato, ovvero il rifiuto di prendersi qualsiasi responsabilitaā non solo negli interventi profilattici o terapeutici, ma perfino nellā eludere le richieste di semplici consigli da parte dei pazienti.
ā Che dice, dottore, metto o non metto i guanti? Prendo o non prendo la clorochina (o il cortisone, o il FANS)? Metto la mascherina di tipo A, di tipo B, o di tipo C?ā
ā Non soā Risponde Pilato ā un articolo ieri diceva cosiā, un altro dice cosaā. Io me ne lavo le mani, tu fai come ti pareā.
Come se il paziente possa autonomamente e senza il necessario bagaglio culturale decidere un comportamento per cui neanche il medico si pronuncia.
IL CAOS PRIMIGENIO
Il 31/12/2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) comunicava allā Organizzazione Mondiale della SanitĆ O.M.S. (in tempo? In ritardo? Neanche questo eā definitivamente chiarito) un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella cittĆ di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, cui faceva seguito in data 9 gennaio 2020 lāidentificazione di un nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della suddetta malattia respiratoria. Venne chiamata malattia COVID-19, dallāacronimo Corona Virus Disease19, 19 ovviamente per lāanno 2019!
In Italia ĆØ iniziato tutto il 22 gennaio 2020 e da allora cāeā stato un frenetico susseguirsi di normative, D.P.C.M. e D.Lsg, indicazioni Ministeri, OMS, AIFA, ordinanze regionali, sino ad arrivare alla chiusura di regione otto marzo, e poi totale dellāItalia (ātutti a casaā) in data 10 marzo 2020, poi prorogata sino a tutto aprile, e poi piano piano, prima a maggio e poi a giugno, con riduzioni parziali e progressive delle restrizioni fino quasi a luglio. Impossibile enumerarle tutte, ma chiunque abbia letto i giornali ha potuto valutare.
Il 22 gennaio 2020 il Ministro della Salute riunƬ per la prima volta, a seguito di notizie pervenute di questa malattia āpolmonareā dalla Cina, una task force per predisporre, in raccordo continuo con le istituzioni internazionali competenti, gli interventi nel nostro Paese. Con Circolare Ministeriale n.1997 del 22.1.220, venne stabilita lāattivazione del sistema di sorveglianza dei casi sospetti di infezione da nuovo coronavirus SARS-CoV-2.
A seguito della dichiarazione del 30 gennaio dell' O.M.S. - che aveva dichiarato l'epidemia di Coronavirus in Cina emergenza internazionale di salute pubblica - in data 31 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri dichiarò lo stato di emergenza sanitaria per lāepidemia da nuovo coronavirus, attivando gli strumenti normativi precauzionali previsti e proclamando lo stato dāemergenza per la durata di sei mesi.
I primi casi da infezione da COVID-19 nel nostro Paese erano stati confermati dallāIstituto Superiore di SanitĆ (I.S.S.) solo il giorno prima, 30 gennaio: due turisti cinesi ricoverati presso lāIstituto āLazzaro Spallanzaniā di Roma; poi oltre un mese dopo, per esattezza il 21 febbraio 2020, sempre lāI.S.S. dava conto del primo caso autoctono in Italia risultato positivo presso lāOspedale Sacco di Milano, primo caso di trasmissione locale di infezione da nuovo coronavirus.
L'O.M.S., che finora aveva definito āmoderatoā il livello di epidemia, il 28 febbraio 2020, elevava la minaccia per l'epidemia di coronavirus al livello mondiale a livello "molto alto".
Solo lā 11 marzo 2020 il direttore generale dell'O.M.S. Tedros Adhanom Ghebreyesus, criticato da molte parti per certe discutibili prese di posizione, definƬ la diffusione del Covid-19 come pandemia; lo stesso O.M.S. solo due giorni dopo dichiarava che l'Europa stava diventando il nuovo epicentro della pandemia. Il rischio era definito ancora moderato per la popolazione generale, alto per gli anziani e le persone con malattie croniche di base.
LāO.M.S., in conclusione ha impiegato oltre un mese prima di comprendere appieno la gravitĆ della situazione, anche allora con importanti contraddizioni.
E in Italia?
Da noi lā abituale debolezza politica si eā manifestata appieno ad esempio con una serie di contraddizioni da parte di esponenti politici di primo piano che minimizzavano il problema (salvo cambiare idea quando infettati dal virus).
Eā pur vero che i politici devono, necessariamente, affidarsi agli esperti del settore ma eā anche qui che ācasca lā asinoā, in quanto gli āespertiā da loro scelti, che probabilmente ne sapevano sul coronavirus solo quanto riportato qua e laā hanno dimostrato in piuā occasioni uno scarso livello scientifico-professionale esibendosi in roboanti affermazioni televisive e mediatiche e rimangiandosele volta per volta. E non si parla di esperti di secondo o terzo livello ma di molti che erano considerati i migliori e che dovevano costituire dei punti fermi per indirizzare i politici ed i sanitari operativi sul campo.
Ne riportiamo qualcuno (1):
⢠Il prof. Roberto Burioni, professore ordinario presso lāUniversitĆ Via-Salute San Raffaele di Milano, in data 2 febbraio 2020 dichiarava, in merito alla possibilitĆ che lāagente infettante potesse contagiare il nostro "In Italia il rischio ĆØ 0. Il virus non circola.ā, aggiungendo ad onor del vero, in quanto ā..si stanno prendendo le giuste precauzioni", e soggiungendo che comunque "..questi allarmi continui non sono necessari: bisogna basarsi solo sui casi confermati ad oggiā. Non commentiamo ulteriormente
⢠Il prof. Massimo Galli, professore ordinario presso lāUniversitĆ Statale di Milano, allāinizio di febbraio, il 9 per lāesattezza nel corso di un incontro organizzato dallāOrdine dei medici di Milano a domanda precisa su i possibile effetti del COVID-19ā in Italia asseriva che: āLa malattia da noi difficilmente potrĆ diffondersiā.
⢠La prof.ssa Maria Rita Gismondo, Direttore del reparto Microbiologia Clinica, e Virologia presso il Polo Universitario Ospedale Sacco di Milano, in data 23 febbraio 2020 dichiarava: āSi ĆØ scambiata un'infezione, appena più seria di un'influenza, per una pandemia letaleĀ», salvo poi scusarsi dicendo, però che anche altri erano della sua idea.
⢠Il prof. Fabrizio Pregliasco, virologo presso lāUniversitĆ di Milano, il 25 febbraio 2020 a chi lo intervistava affermava che: āLa malattia provocata dal nuovo coronavirus, rispetto ad altre, ĆØ banale e non ĆØ contagiosissima, ma ĆØ piuttosto comparabile allāinfluenzaā.
⢠Il prof. Matteo Bassetti, infettivologo Direttore della Clinica Malattie infettive Policlinico San Matteo di Genova , il 26 febbraio, a domanda precisa se fare o meno viaggi rispondeva: āĆ meglio annullare i viaggi? Se uno li ha programmati, li deve fare, cerchiamo di non fermare un PaeseĀ», ma in Italia giĆ si era registrato a Codogno il caso del āPaziente 1ā .
Ma non bisogna gettare la croce addosso solo a questi āProfessoriā: basta una semplice ricerca su Internet per mettere in evidenza tante affermazioni āsparateā cosiā, tanto per ottenere una comparsata (spesso a pagamento) sui media nazionali da aggiustare mentre magari si cambia idea.
A chi scrive eā capitato, facendo zapping sui principali canali televisivi, di trovare su un canale un Grande Esperto che affermava in tono apodittico una cosa, e su un altro canale un altrettanto Grande Esperto che assicurava del contrario. Invito i lettori a una amena ricerca su internet, a volte eā piuā divertente di un varietaā.
Eā vero che nessuno, neppure un āespertoā puoā prevedere il futuro, ma sembra evidente che di fronte ad una situazione ancora ignota nel suo divenire si debba assumere un atteggiamento prudente, non tassativo, aperto alla futura evoluzione del problema. Ci si chiede: potremo piuā prestare fede alle previsioni di tali āespertiā?
Problematica contagio e distanziamento sociale -
Su questo sarebbero tutti concordi: come molte infezioni delle vie respiratorie, il Covid-19 si trasmette principalmente per via aerea e la trasmissione avviene attraverso le goccioline (droplets) diffuse nellāambiente mentre parliamo, tossiamo, starnutiamo. Queste a contatto con le mucose di una persona (per esempio quelle della bocca, degli occhi o del naso), direttamente o perchĆ© trasportate dalle mani, consentono al virus di introdursi nellāorganismo e causare la malattia. Le goccioline, si dice, rimangono sospese nellāaria per poco tempo, e sono in grado di percorrere solo una distanza breve. Non dimentichiamo peroā che alcune ricerche (pubblicate, poi ritirate, poi riprese ) sulla reale distanza coperta dal ādropletā hanno creato discussione e confusione.
E ancora si discute sulla trasmissione indiretta (attraverso il contatto con superfici e oggetti contaminati dal virus) un giorno esaltata drammaticamente, il giorno dopo minimizzata. E la distanza sociale ottimale eā stata indicata a 1 metro, da altri 1,8 metri o addirittura, secondo alcune ricerche addirittura di 8 metri (distanza impossibile da rispettare).
Periodo di incubazione ā
Lā OMS e altre istituzioni internazionali ritengono, sulla base dei dati disponibili e dellāesperienza con altre infezioni da coronavirus, che la durata del periodo di incubazione possa variare tra 1 e 14 giorni, per cui eā stato consigliato (in certi casi obbligati) un periodo minimo di 14 giorni per lāisolamento dei casi positivi e per la quarantena dei contatti a rischio. I risultati delle piuā attuali ricerca, basate sui tamponi e sulle analisi sierologiche stanno ora mettendo in crisi anche queste ācertezzeā.
Problematica cure -
La maggior parte degli esperti ritiene che per debellare definitivamente il Covid sia necessario attendere il vaccino. Peroā anche su questo aspetto si sta organizzando lā opposizione, sulla base di argomenti assai variegati. Chi vivraā vedraā.
In ogni modo, in attesa del vaccino, ci sono state battaglie e discussioni feroci per i farmaci da utilizzare nei malati. Sullā uso o meno della clorochina o del suo derivato idrossi-clorochina, ad esempio, prima cāeā stato il rifiuto, poi lā accettazione, poi, in Italia, comportamenti difformi tra le varie Regioni (alcune ne consigliavano lā uso altre lo ostacolavano fortemente sulla base di affermate ma non dimostrati effetti collaterali cardiaci).
Poi ci sono state le famose ricerche (fasulle, a quanto pare) pubblicate su Lancet che obbligavano le Autoritaā a ritirare lā uso del farmaco percheā inefficace e portatore di numerosissimi decessi per patologie cardiache che peroā non risultavano confermati, tanto eā vero che queste ricerche poi venivano ritirate e lā OMS annullava il provvedimento di sospensione, seguite timidamente e parzialmente dalle altre autoritaā sanitarie nazionali.
Queste dispute, dā altra parte, sono logiche: eā evidente che chi trova una cura trova un tesoro. Non meraviglia il fatto che la maggior parte delle sperimentazioni sullā argomento coinvolga farmaci di alto o altissimo costo mentre quelli da pochi soldi vengono per lo piuā ignorati o respinti.
Gli errori dellāOMS, delle Autoritaā regolatorie nazionali o sopranazionali, noncheā di Riviste Scientifiche autorevoli (The Lancet, ma anche il New England Journal of Medicine, NEJM) , appaiono inescusabili, se si considera che questi dovrebbero essere i punti di massimo riferimento per la gestione della salute e di indicazione per tutti i sanitari operanti a contatto con i malati.
In realtaā gli āespertiā in molti casi hanno enormemente privilegiato lā aspetto āburocraticoā della farmacologia rispetto a quello clinico-scientifico, e alla possibilitaā di giovare ai malati, come se il mantenimento del proprio ruolo professionale contasse piuā che risolvere il problema del Covid19. Un medico-burocrate, in una discussione, ha confessato di aver deliberatamente accentuato i rischi della clorochina per spaventare e allineare alle sue opinioni i medici operanti sul campo.
E le mascherine? -
Il 7 aprile, dopo oltre due mesi in Italia dei primo caso in Italia, lāO.M.S. dichiarava; āLāuso esteso di mascherine, da parte di persone sane nellāambiente della comunitĆ , non ĆØ supportato da prove, e comporta incertezze e rischi. Non esistono al momento evidenze secondo cui indossare una mascherina da parte di tutta la comunitĆ possa impedire la trasmissione dāinfezione da virus respiratori, incluso Covid-19ā e, la correttezza di questa dichiarazione, veniva confortata dal fatto che il capo della Protezione civile, Dr. Angelo Borrelli, si presentava in conferenza stampa, regolarmente sempre a viso scoperto, ed a chi lo faceva notare rispondeva : āNon uso la mascherina, ma rispetto le regole del distanziamento socialeā, tanto che poi, anche il portavoce dellāOMS, David Nabarro, precisava āQualche forma di protezione facciale, sono sicuro che diventerĆ la norma, almeno per dare rassicurazione alle personeā, che puoā essere interpretato come, servono a poco, ma se vi fa stare tranquilli utilizzatele.
Sul tema poi hanno cambiato opinione anche altri illustri esperti come Francesco Broccolo, Walter Ricciardi, e Silvio Brusaferro, asserendo prima no, poi si, poi dipende, disorientando ancora una volta il povero cittadino, che non capiva più come comportarsi.
Al momento (ma non eā detta lā ultima parola) il problema, sembra essere stato cosiā risolto; obbligatorie sempre al chiuso, ed anche allāaperto se non si rispetta la cosiddetta distanza sociale con, peroā, difformi interpretazioni da parte delle autoritaā locali.
I guanti -
A lungo si ĆØ discusso sullāutilitĆ di indossare o no i guanti, tanto che anche nelle ultime ordinanze si suggerisce lāutilizzo, oltre che obbligo di lavarsi le mani allāingresso ācon acqua e sapone detergente o gel igienizzantiā o più correttamente viene detto che ogni volta che si entra in un esercizio pubblico, per esempio in un supermercato, ĆØ raccomandato e in alcuni casi obbligatorio lāuso dei guanti. Alcuni supermercati li mettevano gratuitamente a disposizione, respingendo altrimenti chi ne fosse sprovvisto.
Recentemente - 9 giugno- lāO.M.S. ha invece dichiarato che indossare i guanti monouso potrebbe aumentare il rischio di infezione del nuovo coronavirus, e che lāutilizzo potrebbe essere dannoso, dando un falso senso di protezione e sicurezza. Nella citata presa di posizione lāOms raccomanda lāinstallazione di distributori di igienizzanti delle mani allāingresso e allāuscita affinchĆ© āMigliorando ampiamente le pratiche di igiene delle mani, i Paesi possono aiutare a prevenire la diffusione del nuovo coronavirusā. Poi peroā ha aggiunto:āRaccomandiamo ā comunque- sempre di consultare le autoritĆ locali sulle pratiche raccomandate nella propria areaā.
Allora guanti si o guanti no?
Ponzio Pilato ha contagiato pure lā OMS.
Ma insomma, cosa deve fare il medico pratico?
Naturalmente non si puoā pretendere che il medico pratico sia infallibile, neā che sappia prevedere cosa diranno le ricerche (quelle serie e definitive) che non sono ancora concluse.
Personalmente ritengo che il medico debba fare (e consigliare) il meglio possibile sulla base delle conoscenze del momento, con un ponderato soppesare dei rischi e dei benefici. Se lā efficacia di un farmaco non eā certa ma i rischi sono minimi, percheā non somministrarlo come si farebbe se fosse un placebo? Rifiutare sic et simpliciter un intervento attivo (o addirittura un semplice parere) a puro scopo difensivistico in āattesa di chiarimenti definitiviā (che potrebbero non arrivare mai) significa dimenticare o rifiutare la propria missione. Magari qualcuno puoā aver sbagliato mestiere.
Daniele Zamperini
Riferimento principale
1) Adriano Ossicini: www.preventionandresearch.com/covid.html
Oppure
http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=7423&sid=927249469