Le radici sociali della malattia - Parte seconda

scienze_varie
16-10-2025 06:28 · Letture: 16838
La salute come prodotto di fattori interconnessi Secondo l’Organizzazione Mondiale della SanitĂ  (OMS), i determinanti della salute sono “le circostanze nelle quali le persone nascono, crescono, vivono, lavorano e invecchiano, e i sistemi messi in atto per affrontare le malattie”. Queste circostanze sono a loro volta plasmate da fattori politici, economici, sociali, ambientali e culturali. Occorre quindi passare da un modello strettamente biomedico a uno bio-psico-sociale. Questo modello è stato proposto nel 1977 da George L. Engel e si pone come alternativa al tradizionale modello biomedico, ritenuto troppo riduttivo. Esso si articola in tre livelli:  livello biologico: genetica, biochimica;  livello psicologico: emozioni, credenze, pensieri, personalitĂ , meccanismi di adattamento (coping);  livello sociale: stato socio-economico, relazioni sociali e familiari, istruzione, ambiente. Il modello bio-psico-sociale permette di integrare i vari spetti della malattia facilitandone la comprensione e il trattamento. Il concetto chiave è quello di interconnessione. Un semplice esempio mostra come funziona questo approccio. Supponiamo di avere un paziente affetto da diabete. Possiamo identificare tre livelli:  un livello biochimico (predisposizione genetica, resistenza all’insulina, iperglicemia);  un livello psicologico (difficoltĂ  ad accettare la diagnosi, la malattia provoca stress cronico e ansia per il timore di complicanze);  un livello sociale (la malattia può incidere sulla vita lavorativa e quindi sulle disponibilitĂ  economiche, sulle relazioni sociali e familiari). Si comprende quindi che la salute non è una condizione statica ma si modifica nel tempo e risente continuamente delle influenze psicologiche (percezione dello stress, esclusione sociale, ansia e depressione) e sociali (reddito, istruzione, opportunitĂ  lavorative, condizioni abitative, ecc.). Chi si trova in uno status sociale inferiore è piĂą vulnerabile all’accumulo dei fattori di rischio nel corso dell’esistenza e a una maggiore incidenza di patologie croniche. Ad esempio a Londra la differenza di aspettativa di vita tra i quartieri benestanti e quelli popolari può superare i dieci anni. E non si tratta solo di longevitĂ : cambia anche il numero di anni vissuti in buona salute. Chi nasce in contesti svantaggiati ha piĂą probabilitĂ  di sviluppare malattie croniche precocemente, e spesso deve affrontare un percorso frammentato e tardivo di accesso alle cure. Nei quartieri di Kensington and Chelsea o Richmond upon Thames, l’aspettativa di vita può superare gli 85 anni. In quartieri piĂą svantaggiati come Tower Hamlets o Newham, può scendere fino a 75-77 anni, o anche meno in alcuni sottogruppi. Un caso emblematico è quello degli Stati Uniti, una delle economie piĂą ricche al mondo, ma con indicatori di salute pubblica spesso peggiori rispetto a paesi europei con minori risorse economiche. Nonostante un sistema sanitario altamente tecnologico, l’assenza di copertura sanitaria universale, le disuguaglianze razziali, il precariato lavorativo e la scarsa protezione sociale contribuiscono a una mortalitĂ  precoce e a una qualitĂ  della vita peggiore per milioni di cittadini americani. Il confronto tra USA e Canada è impietoso. L’aspettativa di vita media negli Stati Uniti è attorno ai 76-77 anni; in Canada (una nazione confinante e per molti versi paragonabile) la vita media si aggira su 82-83 anni. Anche la mortalitĂ  infantile è minore in Canada rispetto agli USA: 4,4 morti per 1000 nati vivi contro 5,4 morti per 1000 nati vivi. I canadesi tendono anche ad avere un tasso minore di obesitĂ , diabete, mortalitĂ  da cause evitabili. Il Canada spende circa l’11-12% del PIL per la sanitĂ , gli USA circa il 17-18%. Allora come si spiegano questi dati? Il fattore chiave è rappresentato dal sistema sanitario dei due paesi: in Canada il sistema è pubblico, di tipo universalistico e praticamente gratuito per le cure essenziali; negli USA l’accesso è fortemente influenzato dal tipo di assicurazione e una parte significativa della popolazione, quella svantaggiata, rimane parzialmente o totalmente scoperta. Anche in Italia i ceti sociali svantaggiati mostrano esiti di salute peggiori. Per esempio oltre il 40% delle persone con bassi redditi ritiene di non godere di buona salute contro il 23% delle persone economicamente piĂą agiate. La depressione affligge il 13% dei soggetti in difficoltĂ  economica mentre colpisce “solo” il 4% di chi non ha questo problema. Tra i laureati l’aspettativa di vita è superiore di circa 3 anni per gli uomini e di 18 mesi per le donne rispetto a chi ha conseguito solo una licenza di scuola media inferiore. Da notare che esistono anche importanti differenze regionali. Per esempio l’aspettativa di vita è superiore in media di circa 18-24 mesi per le persone che vivono nel nord-est del paese rispetto a chi vive nel mezzogiorno d’Italia. Queste variazioni riflettono in parte le differenze di reddito che esistono tra le varie regioni e in parte la qualitĂ  dei servizi sanitari regionali, con il sud generalmente piĂą sfavorito. Renato Rossi