La Ruota degli Innocenti
professione
23-01-2025 00:21 · Letture: 17595
Eā stato trovato morto, la mattina del 2 gennaio 25, un neonato abbandonato nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista a Bari.
Dai primi riscontri sembra che i meccanismi elettronici ādi allarmeā, che dovevano segnalare la presenza di un corpo nella culla, non abbiano funzionato, causando la morte per assideramento.
Per questo motivo vengono attualmente indagati per omicidio colposo sia il tecnico incaricato della manutenzione, che il parroco, collegato (in teoria) con lā allarme.
Si parla anche, sulla stampa, di una denuncia a carico di ignoti (la madre sconosciuta) per abbandono di minore aggravato da morte.
Questa ipotesi di reato sembra (a molti) troppo grave considerando come la madre, anzicheā interrompere la gravidanza o gettare il feto in cassonetto, abbia cercato di salvare fino alla fine la vita del neonato affidandolo ad una struttura che riteneva sicura.
Considerazioni di questo tipo devono aver colpito anche lo scopritore del corpicino senza nome, che ha deciso di provvedere personalmente ai successivi funerali.
Lā abbandono della propria carne: un poā di storia, uno strumento di caritaā
Dagli albori dellā umanitaā esiste il problema delle gravidanze indesiderate e dei figli nati in situazioni di grande difficoltaā e angoscia.
Inizialmente i neonati venivano abbandonati alle cure dei religiosi; la procedura lottava peroā con lāesigenza delle madri di mantenere lā anonimato, per cui naquero le Ruote degli Esposti.
Anticamente il termine «esposto» stava per «neonato abbandonato».
Nellāantica Roma, il padre che non desiderava riconoscere il proprio figlio lo esponeva al pubblico presso la Ā«columna lactariaĀ», ove si recavano le donne che, non potendo avere figli o che comunque desideravano farsene carico, erano pronte a prendersi cura del piccolo esposto, adottandolo.
Le cose cambiarono con lāavvento del cristianesimo, allorcheā i bambini abbandonati vennero presi in carico dalla stessa comunitĆ cristiana mentre gli infanticidi potevano comportare addirittura la pena di morte.
Nascevano cosiā i brefotrofi: a Milano nel 787 fu istituito il primo ospizio per i neonati abbandonati mentre la prima āruota degli espostiā nacque nel 1188 in Francia presso lāospedale dei Canonici di Marsiglia, seguita poco dopo da altre sedi: un aspetto agghiacciante eā che la Ruota era stata concepita essenzialmente per proteggere gli esposti dai cani.
La struttura era molto semplice: si trattava di un piccolo cilindro di legno, ruotante su un perno, collocato nella facciata dellāedificio ā generalmente una chiesa o una congregazione religiosa - dove veniva posto il neonato. Un campanello avvisava che il cilindro stava ruotando allāinterno dellāospizio e lƬ il neonato veniva preso dalle mani amorevoli della Ā«rotaraĀ», la sorvegliante che prestava i primi soccorsi.
Anche in Italia la Ruota si diffuse rapidamente grazie a Papa Innocenzo III che, sconvolto dalla consapevolezza che nel Tevere venissero rinvenuti tanti cadaverini (frutto di gravidanze indesiderate o dell' impossibilitĆ da parte della famiglia di sostenere un figlio in piuā), stabiliā che gli esposti fossero accolti presso lāOspedale di Santo Spirito in Sassia, da lui istituito.
Il numero elevatissimo dei neonati abbandonati (nellā ordine delle decine di migliaia) e conseguentemente dei giovanetti da mantenere poi in Istituto mise peroā in crisi la gestione del fenomeno, culminata nellā ā800.
Si diffuse anche la convinzione che la ruota rendesse troppo facile per chiunque liberarsi di un figlio, per cui (dopo svariati tentativi di risolvere in qualche modo) si giunse alla decisione di abolirla.
La prima che lāaboliā fu la cittĆ di Ferrara nel 1867, poi Brescia, poi tutte le altre. Nel 1923 con il Regolamento generale per il servizio di assistenza agli esposti, tutte le ruote rimaste furono ufficialmente soppresse e non fu più possibile lāimmissione anonima dei bambini, ma solo la consegna diretta.
La Ruota, tuttavia, aveva salvato nei secoli innumerevoli vite: si pensi solo alla diffusione del cognome Esposito (soprattutto a Napoli) o del romano Proietti (dallāusanza locale di chiamare i trovatelli con il termine projetti) e dei classici cognomi Diotisalvi, Diotallevi, ecc.
Ora, di fronte al numero elevatissimo di aborti o di abbandoni letali, da qualche decennio si eā assistito, soprattutto da parte di organizzazioni religiose, alla ripresa in diverse cittaā dellā usanza, sia pure con il naturale miglioramento tecnologico. I risultati sembrano essere estremamente positivi (anche se, come nel caso in oggetto, con dolorose eccezioni).
Considerazioni personali
Lāiniziativa non va considerata solo espressione di fede religiosa, si tratta di una semplice ma immensa manifestazione di umanitaā.
Davanti al numero elevato di aborti che si consuma quotidianamente, esistono probabilmente tante madri in estrema difficoltaā che, ascoltando la propria coscienza, per innumerevoli motivi, vorrebbero unāalternativa allā aborto o allāabbandono del neonato in un cassonetto della spazzatura. Le normative in vigore non sono in grado (si pensi al caso dei neonati sepolti in giardino) di ovviare a tutte le condizioni ostative delle madri in difficolta'.
La speranza eā quindi che le autoritaā non infieriscano su quella che, immagino, eā una povera madre che ha visto morire il proprio figlio a cui ha cercato invece di donare una vita.
Daniele Zamperini