LA MORTE DOLCE
professione
17-09-2024 00:23 · Letture: 45235
Erano parecchi giorni che ero ricoverato liā, immobilizzato a letto e senza possibilitaā di muovermi.
Oddio, potevo considerarmi fortunato: mi avevano asportato una ācosaā che sembrava essere un tumore maligno e che invece si era rivelato un intruso fastidioso ma assolutamente innocuo; solo che lā intervento non era stato piccolissimo, ed io ero costretto temporaneamente a letto.
Lāunico passatempo era la televisione che peroā, sintonizzata su pochi canali, di schermo piccolo e audio borbottante, non era molto di aiuto.
Avevo percioā cercato di distrarmi attaccando discorso con il mio compagno di stanza, un anziano appoggiato temporaneamente liā in attesa di altri posti disponibili, peroā francamente non faceva nessuna differenza.
Era proprio un anziano, anzi anzianissimo: dalle lenzuola sporgeva un viso incavato, pieno di rughe, una piega amara della bocca e gli occhi sempre chiusi. In realtaā ogni tanto li apriva, e allora io cercavo di attaccare discorso ma i tentativi non avevano molto successo: qualche borbottio incomprensibile in un dialetto altrettando incomprensibile. La mancanza dei denti trasformava poi le poche parole in un gorgoglio.
Ogni tanto veniva a visita una anziana, che si fermava al bordo del letto tenendogli la mano e sussurrando qualcosa che io non riuscivo a decifrare. Cioā che si capiva era il tono caldamente affettuoso.
Quando la visitatrice capitava nei momenti di sonno profondo, evitava di disturbarlo: stava seduta a fianco del letto e aspettava con pazienza il risveglio.
In quei momenti ero riuscito a strapparle qualche parola che, piano piano erano diventate veri discorsi.
Cosiā appresi che lā anziano si chiamava Filippo, che aveva quasi cento anni, che la visitatrice era sua moglie, molto piuā giovane (aveva āsoloā 90 anni) ; malgrado lā etaā e gli acciacchi lei veniva a trovare il marito ogni volta che poteva āPercheā ā mi disse ā ogni volta puoā essere lāultimaā.
I medici le avevano spiegato che data lāetaā, il fisico molto logorato, la mente che sembrava assente e sempre addormentata in una sorta di coma leggiero, era solo questione di giorni, forse solo di ore.
Caterina (lā infermiera addetta alla stanza) mi aveva spiegato meglio: non cāerano speranze, per cui lo tenevano nella stanza in attesa della fine. Cāera lā ordine di non praticare terapie estreme, e di evitare lā accanimento terapeutico; solo per pietaā cristiana veniva somministata qualche flebo di glucosio, avevano invece smesso di nutrirlo percheā i cucchiaini di minestrina che venivano accostati alle labbra venivano sputati con aria disgustata.
Oggi era piuā agitato del solito, smaniava con aria sofferente, e borbottava cose incomprensibili.
āCosa cāeā Filippoā ā chiedeva la moglie nel loro quasi incompensibile dialetto ā ācosa ti serve?ā.
Lui rispondeva confusamente, lei insisteva āCosa vuoi? Cosa ti manca?ā
Lui borbottava ancora qualcosa, e lei improvvisamente scoppioā in lacrime: āMa come faccio, Filiā, lo sai che ti fa maleā¦ā . Lui gemeva, ansimava, ringhiava quasi.
La moglie, in lacrime, usciā dalla stanza. Sentii che si informava del telefono, poi la sentii parlare, disperata, con Caterina. Sentii lā infermiera allontanarsi di corsa verso lā ascensore. Tornoā dopo pochi minuti entrando nella stanza con lā aria di un cospiratore.
Il pacchetto che aveva con seā, avvolto nella carta velina, non faceva capire di cosa si trattasse: solo allā apertura si capiā che era una fetta di torta alla crema, di un tipo di solito non reperibile allo spaccio dellā Ospedale; si capisce: chi porterebbe una torta alla crema a un ricoverato?
Magari non era un grancheā, peroā la crema emanava un profumo intenso e goloso.
ā Lei non si impicciā mi fece Caterina con aria severa mentre porgeva il pacchetto alla donna.
Non potevo non impicciarmi: vidi la donna avvicinare il pacchetto al volto del marito; vidi il moribondo inalarne il profumo con le labbra che si curvavano in un accenno di sorriso, vidi la donna che immergeva il dito nella crema e glielo avvicinava alle labbra.
Lui non apriā nemmeno gli occhi: socchiuse le labbra, tiroā fuori la lingua, secca ed incartapecorita, e diede una leccata alla crema. Inghiottiā quello che poteva, poi riapriā avidamente le labbra e nuovamente leccoā la crema sul dito della moglie. Per la prima volta da giorni un sorriso si disegnoā sulle labbra, e divenne ancora piuā aperto alla terza leccata. Poi richiuse la bocca e si gettoā indietro sul cuscino, borbottando qualcosa.
āSta dicendo āDio ti benedicaā ā disse una voce alle mie spalle. Mi voltai e vidi Caterina che stava guardando senza farsi sentire. āLa moglie ha telefonato al loro medico di famiglia per consigliarsi e lui le ha fatto presente che il marito era liā in attesa della morte, e che nulla avrebbe potuto guarirlo neā, al contrario, ucciderlo, e che qualunque cosa lei ritenesse giusta non lo avrebbe certo danneggiato.
I medici dellā ospedale avevano proibito alla moglie di somministrare qualsiasi cosa al moribondo ma lei, ricordando le passioni e i gusti di quellā uomo che conosceva cosiā bene, aveva deciso di disobbedire.
ā E meno male ā concluse Caterina guardando il moribondo che giaceva con quel grande sorriso sulle labbra sporche di crema ā che ne ha avuto il coraggioā¦ā.
Filippo moriā poche ore dopo, sempre con quel gran sorrisoā¦
Daniele Zamperini
Pullara Annamaria
Matite di Roberta Floreani