MODERNIZZARE LA SCUOLA
professione
27-01-2025 00:36 · Letture: 19855
Quando nella scuola di Collerotto arrivarono i primi computer poco mancò che la Colasanti si strappasse i capelli.
Oddio, la macchina aveva effettivamente un aspetto minaccioso: una scatola grigiastra, di plastica, bitorzoluta, con un sacco di buchi misteriosi che si aprivano qua è lĂ ; poi câera sopra uno schermetto verdastro, panciuto, e davanti una tastiera con misteriose lettere che non rispettavano nessun ordine alfabetico.
â Ma perchè ho voluto fare la preside? â si chiedeva sconsolata â adesso mi dicono che dovrei far funzionare questo mostro! E quel che è peggio â lesse ancora una volta il foglio col logo del Ministero arrivato insieme al âmostroâ â devo organizzare dei corsi e â incredibile â insegnare agli altri insegnanti come si usaâŚâ.
Si affacciò in corridoio e vide, sconfortata, la Cossini, âquella di Lettereâ (curva, canuta, zoppicante, con lo sguardo miope e gli occhiali spessi due centimetri) dallâ aspetto di una centenaria passata lĂŹ per caso; dal fondo al corridoio invece veniva la Gesuelli (âquella di ginnasticaâ) in tuta da fighetta, capelli a coda di cavallo, e gomma da masticare.
â Oddio, adesso mi saluta!â pensò la preside con un brivido, e infatti non mancò il solito urlo:
â A Prè, ma chè ânse pò sortĂŹ allâ adesso? Che ce stamo a fĂ giĂš, lâ Olimpiadi de noto?â
Il che, tradotto (con un brivido) in italiano corrente, andava interpretato âScusi, signora Direttrice, è possibile abbreviare un pò la lezione e uscire in anticipo visto che in palestra câè una perdita dâacqua e il pavimento è tutto bagnato?â.
â Mi toccherĂ insegnare il computer a queste persone! Ma come si fa? â un sospiro preoccupato - Ma in fondo non deve essere terribile â un sorriso di sollievo - Il bidello lâ ha acceso e dice che piĂš o meno è come una macchina da scrivere!â
Appoggiò un dito sul tasto della A e sullo schermo subito apparve una âaâ lampeggiante di verde poi, mentre si congratulava per la sua bravura, la A si moltiplicò in una fila di A tutte uguali che riempirono la riga, andarono a capo e continuarono a moltiplicarsi come a voler riempire lo schermo.
â Osvaldo!â strillò ad alta voce. Il bidello accorse e guardò un pò stralunato lo schermo ormai quasi pieno di A in inarrestabile moltiplicazione poi, con lâ esitazione dovuta al diverso rango, toccò il braccio della Preside sollevandolo dalla tastiera. La moltiplicazione delle A si arrestò.
â Non si deve lasciare il dito sul tasto! â rantolò â bisogna premere brevemente!â
â Ma se mi hanno detto che è come una macchina da scrivere! â protestò la Colasanti â che ne so che fa come gli pare? E poi perchè adesso lei mantiene il dito premuto sul tasto?â
Guardò Osvaldo che tenendo premuto qualcosa sulla tastiera stava ripulendo lo schermo dallâ invasione delle A. Osvaldo aprĂŹ la bocca, poi decise che era meglio tacere, e tolse il dito, tanto lo schermo ormai era pulito.
â Spenga questo mostro, Osvaldo! â intimò la Colasanti â e lo metta via, tanto non lo toccherò mai piĂš! In questa scuola usiamo benissimo la macchina da scrivere, questi mostri non ci servono!â.
Venne interrotta da un tipo in tuta da fatica che si era affacciato alla porta â A Prè, dove li mettemo âsti scatoloni?â.
Guardò inorridita gli scatoloni con scritto âFragile - Computerâ che venivano ammucchiati nel corridoio, prese la busta col logo del Ministero che le veniva porta e, mentre leggeva stordita le disposizioni che imponevano lâorganizzazione di corsi di istruzione sullâ uso del computer, nemmeno si rese conto che, Osvaldo da una parte, gli omaccioni in tuta dallâ altra, se la davano a gambe lasciandola sola contro lâ invasione dei mostri.
Cap 2 â Lo scaricabarileâ
Memore delle sue passate orribili esperienze di organizzatrice del teatro scolastico, la Colasanti ritenne opportuno, per un parere ponderato, affidarsi a quelli che contano. E quelli che contano stavano, come al solito, impegnati nel pokerino nel retrobottega del bar.
RiuscĂŹ a nascondere il moto di stupore riflesso che le venne quando si accorse che tra i viziosi del bar câera perfino don Bartolo, poi si calmò vedendo il dottor Casimiri, Veronelli âEr Pillolaâ e il sottoscritto Sachem.
Si sedette con un brivido (che tutti videro benissimo) sul pizzo di una sedia rimasta libera. Malgrado gli indubbi miglioramenti caratteriali non era riuscita a liberarsi di quel suo atteggiamento a manico di scopa che in passato lâaveva resa famigerata.
Espose, indorandolo un pò, il problema: la scuola, al fine di promuovere un percorso di eccellenza per gli alunni di Collerotto, era stata scelta tra le sedi di istruzione di uso del computer per gli insegnanti i quali poi avrebbero diffuso il loro sapere tra gli alunni, aumentando il prestigio della borgata, della scuola, e favorendo lâ inserimento dei fortunati Collerottari nel mondo del lavoro qualificato nazionale e internazionale.
Però (e qui si arrivò finalmente al centro del problema) non era opportuno che lâ organizzazione e lâ insegnamento venissero affidati esclusivamente agli insegnanti, giĂ oberati dai loro compiti e non sempre capaci di spaziare costruttivamente al di fuori delle loro strette competenze in modo da raggiungere un livello elevato in una materia nuova, seppure cosĂŹ semplice (sorriso smaccatamente falso) come quella dellâ informatica e dei computer.
âSarebbe importantissimo â continuò aulicamente â che si potessero previamente istruire gli insegnanti per fornire loro basi adeguate. Mi è stato in effetti affidato tale compito, ma per insegnare agli insegnanti non posso bastare io, occorrono menti di elevato valore, dalle profonde conoscenze, dalle capacitĂ superiori! Chi meglio, per esempio, del medico, del farmacista, del parroco, del⌠- e qui esitò un attimo - del Sachem?â
Bruno face una faccia ingrugnata per non essere stato citato. Non che ne capisse qualcosa, di computer, ma non essere inserito nellâ elenco di quelli che contano lo aveva scocciato un pò. Fu forse per questo motivo che, mentre portava il caffè a tutti i giocatori, dimenticò quello per la Colasanti.
La discussione non fu lunghissima: Don Bartolo diventò improvvisamente tonto e un pò ritardato, per cui dovette, a malincuore, quasi con le lacrime agli occhi, esimersi. Casimiri era troppo anziano, sullâ orlo della pensione, non si sentiva adatto; poi doveva sempre correre in giro per le visite domiciliari, come faceva a garantire un orario? Veronelli confessoâ che poco mancava che usasse ancora il pallottoliere per gli scontrini della farmacia, per cuiâŚ
Quando tentarono di incastrare me, cercai di svincolare subdolamente dallâ impegno facendo presente che non si era mai visto un Sachem col computer per cuiâŚ
âBè, ma può aiutarla Annabella!â La Colasanti dopotutto non era stupida.
Annabella (la proprietaria della Casa dellâ Angelo e mia ormai quasi ufficiale signora) era stata insegnante di matematica, amava le novitaâ tecnologiche e ricordava ancora con un pò di nostalgia il periodo dellâ insegnamento. Cercai di difenderla un pò, ma in fondo, perchè? Si sarebbe trattato di insegnare a delle colleghe professoresse, mica a una folla di alunni scalmanati⌠Tutto riposo e divertimento!
Poi qualcuno ebbe un altro colpo di genio: aggiungiamoci Carletto, âIl Matematicoâ.
Non câera nessuno bravo come lui con i numeri: un pò autistico (ne abbiamo giĂ raccontato altrove) aveva quasi sbancato la sala giochi appena aperta in borgata, teneva i conti di tutte le botteghe del quartiere, era diventato consulente informatico di una grossa SocietĂ , certamente era in grado di spiegare meglio di tutti il funzionamento del computer.
âMa non ha nessuna esperienza come insegnante!â Obiettò Don Bartolo, impietosito al pensiero della fregatura che gli stavamo passando.
â Ma a questo ci penserebbe Annabella! â obiettò, entusiasta la Colasanti. âLui fa funzionare il computer e spiega ai professori come funziona dentro, lei insegna le implicazioni e gli usi didattici da utilizzare verso gli alunni. E volete mettere la considerazione che si guadagnerebbe in giro Carletto?â
E scappò via prima che qualcuno potesse obiettare, entusiasta della soluzione che le toglieva un immane peso dalla schiena.
Fu cosĂŹ che si diede inizio al piuâ grande imbroglio mai visto nel pur navigato territorio di Collerotto.
Cap. 3: Gli studenti perfetti
Quando Carletto entrò in aula per la prima volta praticamente non se ne accorse nessuno.
I professori, di mezza etĂ avanzata, erano troppo impegnati a fare il filo alle professoresse piuâ giovani; era buffo vedere anziani professori di lettere, sempre severissimi con gli alunni, che ridevano esilarati agli strafalcioni della Gesuelli; e le professoresse piuâ anziane cercavano di darsi un tono con aria di snobistica superioritĂ che sembrava dire a tutti âChe ci sto a fare io, qui, che tanto so giĂ tutto di tutto?â.
La Barbieri, nota come â L' attaccatuttoâ, spiccava per la sua aria di sufficienza. Era detta âAttaccatuttoâ per le sue periodiche manifestazioni di frustrazione in cui si abbrancava alla cattedra urlando âQuesta è la mia cattedra, vinta al concorso venticinque anni fa! La MIA cattedra! Non lasceroâ MAI la mia cattedra!â
Anche ora aveva un' aria ingrifata che gridava al mondo âCosa vogliono insegnare 'sti quattro gatti a una come me, che sa tutto e ha vinto pure il concorso, quando i concorsi erano davvero concorsi?â
Mi intrufolai un paio di volte nell' aula dei computer, piÚ che altro per salutare Annabella, poi evitai di insistere, perchè l' aria stravolta e i capelli arruffati mi facevano temere per la mia vita.
Era una situazione strana: davanti all' aula stazionava sempre il capannello di ridanciani professori, soprattutto inglese, disegno, musica, intenti a âfare flanellaâ e totalmente disinteressati a quanto succedeva in aula. In aula solo tre-quattro âallieviâ (quelli delle materie scientifiche) un pò piĂš interessati, con Carletto che, ignaro di tutto ciò che gli accadeva intorno, se ne stava al computer a scrivere una serie di istruzioni mentre Annabella cercava di riportarne alla lavagna i significato spiegandone gli eventuali usi didattici.
Sugli schermi apparivano linee, cifre e disegni che in teoria dovevano essere replicati sui computers dei professori (collegati in rete) con qualche âaccidentiâ che risuonava quando un tasto sbagliato faceva succedere qualche disastro.
Lo sguardo vendicativo di Annabella quando ogni tanto mi guardava era spaventoso, mi chiedevo ogni volta con ansia se una uscita a cena o una gita fuori porta sarebbero stati sufficienti a salvarmi la vita, poi per fortuna mi sorrideva di un sorriso storto. Per sicurezza comunque sgattaiolavo via con aria indifferente...
Ci vollero piĂš di due mesi. Alla fine ci fu il sospirato riepilogo generale.
Tutti promossi, naturalmente, con il diplomino di âEsperto nell' uso di base del computerâ.
E mentre venivano distribuiti gli ultimi diplomini, la Barbieri, staccatosi per un attimo dalla cattedra e sventolandosi la faccia col suo attestato di âEspertaâ, si accostò ad Annabella
âBè, lei è una collega in pensione, vero? Posso chiederle una informazione? - e mentre Annabella annuiva, perplessa, proseguĂŹ â Collega, me lo fai vedere dove si accende questa macchina, per cortesia?â
Trattenni per il braccio Annabella, non si sa maiâŚ
Come dicevo, nessuno, avrebbe potuto avere il coraggio di mandare in giro certe persone certificando che sapessero usare un computer: eppure quei diplomini girano ancoraâŚ
Però lâ atmosfera della borgata doveva essere davvero magica se si pensa che Annabella riuscĂŹ perfino a non strangolare la BarbieriâŚ
Daniele Zamperini - 2022 - âRicordando il Bar dello Zozzoâ
Matite di Roberta Floreani